VOCI CHE CORRONO NEL VENTO, SI FONDONO TRA LORO E INSIEME.....VIAGGIANO

giovedì 12 febbraio 2009

Cosa avrebbe cantato Fabrizio?

A cinque anni mia madre mi cantava le canzoni dello Zecchino d’Oro ma io sapevo già a memoria tutti i testi delle canzoni di Fabrizio De Andrè.
Ero rapita da quella voce profonda che raccontava storie che non capivo ma che parlavano di un quotidiano per me ancora sconosciuto e misterioso.
Lo abbiamo amato tutti, perché tutti ci siamo sentiti “celebrati” nelle sue canzoni. Ha esaltato i deboli, le vittime, redento i peccatori “vittime di questo mondo”…..come ci sentiamo la mattina appena svegli mai pronti ad affrontare un nuovo giorno.
Ha accompagnato tutti i giorni della mia vita ed anche ora che è “evaporato in una nuvola” rimane il punto di riferimento dei miei ragionamenti. Cerco di vedere il mondo con i suoi occhi…. e non è facile perché so di non essere libera come lo era lui.
Oggi che è morta Eluana, dopo che tutti si sono permessi di dire di tutto e di più…..anzi di troppo….mi chiedo cosa avrebbe cantato Fabrizio.
Forse avrebbe invocato Dio, come tante volte ha fatto, chiedendo a Lui perché un uomo al quale ha regalato la facoltà di autodeterminarsi, deve rimanere prigioniero del proprio corpo anche quando questo dono non gli appartiene più. Perché uno spirito libero in un corpo ormai deteriorato deve subire la violenza di macchine e mani impietose che decidono, nel nome di non si sa quale morale, la sua “non morte”.
Ma nella sua grande pietà e riserbo Fabrizio avrebbe taciuto, avrebbe regalato al vento i suoi pensieri nel rispetto di chi, per 17 lunghi anni, ha vissuto la disperazione della perdita e la speranza di un ritorno alla vita della propria figlia. Speranza perduta nel tempo e nel pozzo nero del dolore. Speranza regalata ad Eluana donandole la propria libertà.

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